COVID-19 E AZIENDE: UNA CRISI DILAGANTE

Non è purtroppo ignoto il fatto che il covid-19 stia mettendo in difficoltà ogni settore facente parte della ruota economica, senza risparmiarne alcuno. Aziende, persone, intere famiglie di cui prima non c’era alcuno storico di insoluti verso le banche, verso fornitori e debiti verso i dipendenti, si trovano attualmente ad affrontare il rischio di fallimento, a guardare negli occhi la possibilità di dover rinunciare a quanto è stato costruito con una vita di sacrifici, tenacia e investimenti.
Siamo in un momento in cui restare a galla è tutto e le opportunità per farlo, naturalmente, scarseggiano.

Diversi sono stati i movimenti che le organizzazioni criminali in Italia hanno cercato di attuare per offrirsi come garanti, come potenziali eroi-salvatori, a dispetto di uno Stato che non riesce a stare al passo con la situazione emergenziale attuale.
A differenza del passato, in cui le organizzazioni criminali non erano quasi mai coinvolte nel circuito dell’usura, adesso si stanno riconvertendo, nel tentativo di incanalare capitale sporco per cercare di ripulirlo, offrendosi agli imprenditori con volto amico, come possibile via di fuga dal tracollo finanziario.
Il linguaggio è tuttavia cambiato, il volto dell’usuraio non è più quello dello strozzino che chiede interessi da capogiro, bensì vengono messi pegni su immobili, vengono estorte promesse di assunzione o di acquisto di beni, per ripagare il precedente investimento di capitale.

Situazioni, queste, note perché sono in aumento i casi di denuncia, e vi è un effettivo riscontro sulla situazione vigente. Basti pensare che, stando a Banca d’Italia, sono circa 100mila le aziende a rischio fallimento sul territorio che tenteranno in ogni modo di restare vive.
Un problema, questo, che ci pone davanti l’esigenza di un ritorno alla finanza buona, quella che nasce dall’incontro di più menti che, insieme, si uniscono per migliorare il futuro e offrire servizi, persone che guardano oltre lo stato attuale delle cose e si adoperano per la realizzazione di un sogno.
Purtroppo molte banche hanno ormai negato l’accesso alla liquidità alle piccole realtà territoriali, proprio perché la spersonalizzazione galoppante ha impedito la venuta a galla delle storie locali, mentre prima i prestiti venivano ugualmente concessi ed erogati, perché la base costituente era proprio il personale rapporto di conoscenza fra il direttore della banca locale e l’imprenditore.

La parola chiave di questo periodo è la resilienza.
Cercare di restare quanto più positivi e propositivi come non mai è essenziale, proprio perché non bisogna soccombere ad una realtà che cerca di abbattere, ma bisogna trovare dentro di sé e nella propria rete la linfa vitale per continuare a costruire qualcosa di positivo.

“Nelle difficoltà tu spera,
Nelle avversità tu lotta,
nella fatica, tu resisti,
tutta l’energia che donerai al mondo,
ti sarà restituita moltiplicata.
Credimi!”
(Stephen Littleword)


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