Il Rasoio di Occam

Chiamato anche “principio di economia” o di parsimonia

La metafora del rasoio concretizza l’idea che sia opportuno, dal punto di vista metodologico, eliminare nettamente e mediante approssimazioni successive le ipotesi più complicate.

In questo senso il principio può essere formulato come segue: “a parità di fattori, la spiegazione più semplice è da preferire”

Non sparate sul pianista, ops!, sul finanziatore!

C’era una volta un Marchese che viveva in un bel castello insieme alla famiglia.

La moglie, una ex-modella, amava i bei vestiti e andava a Londra per il concerto rock o a Montrèal per la mostra di pittura. I tre figli non erano da meno e la servitù, tanto lautamente pagata da essere invidiata da tutto il contado, non comprendeva meno di quaranta persone.

Purtroppo, benché il patrimonio fosse ingente, le spese superavano le entrate. Il Marchese dapprima cominciò col pagare in ritardo i fornitori e gli stipendi dei dipendenti, poi prese a far debiti, rilasciando cambiali alle banche e poiché alla scadenza non era in grado di pagarle, rilasciava nuove cambiali con l’ammontare maggiorato.
Andò avanti così per parecchio tempo finché le banche cominciarono ad allarmarsi.

Oramai il Marchese doveva tanto denaro a tanto gente che era meglio per tutti che non fallisse.

Gli Istituti di credito però pretesero garanzie reali e il Marchese offrì in pegno argenteria, quadri e tappeti.

Poi passò ad un’ipoteca sulla casa e infine ad un’ipoteca su tutti i feudi. I debiti continuavano ad aumentare e le banche avrebbero preferito vedersi rimborsare il denaro piuttosto che avere nuovi titoli di credito.

Ma il Marchese non aveva un soldo e per convincere a fargli ancora credito da un lato ventilava il proprio fallimento, dall’altro offriva interessi più alti.

I quali interessi aumentavano il suo debito complessivo, rendendo ancora più improbabile che il capitale fosse restituito.

Il nobile, pur vivendo nel suo castello, pur essendo il proprietario dei feudi, in realtà non possedeva più niente. I creditori potevano disonorarlo da un giorno all’altro facendolo fallire, potevano buttarlo fuori dalla sua stessa casa, lui e tutta la sua famiglia, mentre i servitori, che gli avevano fatto credito, erano pronti a passare alle vie di fatto.

A questo punto il Cliente, pardon, il Marchese iniziò a promettere che avrebbe assolutamente cambiato modello di vita, purché non lo mettessero sul lastrico, purché gli dessero ancora denaro almeno per pagare la servitù e il cibo della sua famiglia e di contro si impegnava a dimezzare le spese, razionalizzare l’amministrazione, sorvegliare meglio la produzione delle campagne, insomma far sì che la famiglia guadagnasse più di quanto spendeva. E un giorno avrebbe rimborsato banche e servitori. Accettò perfino che ci fossero degli incaricati dei creditori all’interno del castello per sorvegliare che quelle promesse fossero mantenute.

Ora ci si può chiedere: erano le banche, i finanziatori, i fornitori e i dipendenti ad essere cattivi, o era il Marchese e tutta la famiglia che si erano permessi assurdi lussi, sprechi e cattivi investimenti a spese degli altri?.

Sono colpevoli i creditori del Marchese se trepidano temendo di perdere i soldi che hanno prestato, o è questo ultimo che rischia di divenire il truffatore del finanziatore che ha avuto fiducia nel Marchese?.

Non è la finanza la colpevole della situazione. Nessuno insegue nessuno pregandolo di accettare un prestito. Chi contrae un prestito e poi non è in grado di rimborsarlo è l’unico colpevole dei guai in cui può trovarsi.

Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.

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