Noi siamo quel che facciamo.” (Leonardo Sciascia).

Progetti d’impresa e cosmo della finanza. Binomio inscindibile da coniugare per ogni piccola e media impresa (PMI) in navigazione nel mare magnum del corporate finance. Che sia decisa a mollare gli ormeggi per la prima volta o a riguadagnare, altresì, la giusta rotta.

Impossibile delineare un progetto d’impresa senza la dovuta conoscenza dell’universo finanziario ed, al contempo, solo sapendosi districare nei meandri di quest’ultimo è lecito ambire alla formulazione di un disegno vincente.

La personale esperienza, approfondita ed ultradecennale, nel mondo della Finanza Aziendale fortifica la mia capacità nell’orientare quel timone verso la direzione agognata, facendo leva sulla conoscenza del tessuto imprenditoriale e sulla qualità delle soluzioni personalizzate proposte a supporto dell’idoneo sviluppo aziendale e del controllo del proprio business.

Reperimento delle risorse finanziarie co-partecipative, promozione e pubbliche relazioni nel mondo della finanza, smobilizzo degli asset illiquidi, rappresentano le azioni cardine del mantra operativo della consulenza aziendale proposta alle PMI  (Small and medium-sized enterprises).

Scarto il credito come commodity, percorro il sentiero della finanza “artigianale”  tailor made, cioè fatta su misura. Quella che, per intenderci, valorizza il capitale umano.

Sempre più è radicata in me l’idea che il “capitale finanziario” sia marginale rispetto ad altri tools e che lo stesso vada posto in secondo piano al cospetto delle scelte dettate dall’umana intellighenzia.

La sincronia delle finanze, il timing di entrata ed uscita da un business, la reputazione attribuita dagli stakeholders (tutti gli interlocutori, volontari o meno, con i quali un’azienda è chiamata a confrontarsi) costituiscono sovente valori ben maggiori del mero apporto di “denaro” fisico, sì necessario e strumentale, sicuramente subalterno agli asset intangibili elencati.

 

Breve sintesi della mia storia professionale

Sino ai giorni nostri-1993

Dal 1993 in avanti mi occupo, da libero professionista, di reperire finanziamenti a vantaggio di  imprese singole o in pool, in ogni comparto merceologico, ed indirizzarne le scelte verso le migliori performance contenendo il livello di rischio.
In virtù degli anni di sperimentazione sul campo, ho maturato il convincimento che l’istituto giuridico adatto ai finanziamenti è la Cointeressenza impropria, vale a dire l’apporto di capitale nella forma dell’associazione in partecipazione agli utili e non alle perdite.

Londra è la mia fonte di ispirazione ma, allo stesso tempo, anche la mia officina di lavoro da cui attingere tutti gli strumenti e selezionare quei professionisti in grado di imprimere la giusta cadenza alle scelte operative.

1993 - 1990

La fonte del denaro non creditizio alle imprese ha un nome: la Borsa Valori. Superato il test, inizio a lavorare presso un agente di cambio dividendomi fra  Milano e Palermo.

Anni intensi, di grandi cambiamenti finanziari, economici e politici.
La borsa italiana è in subbuglio, grandi aziende, come la Montedison – da Schimberni a Raul Gardini – o la Olivetti di De Benedetti, passano di mano con rapidità impressionante.
Mi occupavo della copertura sulle oscillazioni dei corsi azionari (soprattutto con opzioni stellage, put e call). La mattina disponevo gli ordini e dopo pranzo commentavo la Borsa in qualche TV locale presso la CCIAA di Palermo. Ed ancora il controllo dei fissati bollati e la contabilità per i pagamenti dei premi.

Dopo qualche tempo fui apprezzato per la mia capacità analitica nella gestione delle risorse finanziarie e mi fu affidato un pacchetto clienti da gestire. Erano, per la maggior parte, siciliani, o comunque meridionali, trasferitisi a Milano.

Con gli stessi, all’epoca aitanti cinquantenni, o con i loro figli  – molti dei quali, oggi, trasferitesi a Londra – sono rimasto in rapporto d’affari.

Condividiamo i metodi, la vision degli affari e nutriamo la medesima propensione, o meglio avversione, al rischio economico-finanziario. Riteniamo che sia “l’uomo” a rappresentare il fulcro degli affari finanziari.  Da lì discende tutto il resto, più o meno tecnico che sia.

1990-1988

Libero dagli studi e forte dell’acquisita, seppur fresca, competenza creditizia mi tuffo, con l’energia tipica del venticinquenne, nel mercato della distribuzione dei prestiti retail.
Da una breve analisi, tra i prodotti creditizi che ho in valigia, valuto che il più remunerativo, rapido e a basso rischio, sia il segmento del B2C, ovvero la cessione del quinto dello stipendio ed i prodotti ad esso connessi.
In quel periodo ne era leader l’ICQ (Istituto cessione quinto), quotata al terzo mercato in Borsa, il cui rappresentante per la Sicilia era un Signore anziano che risiedeva in un ufficio all’interno di uno stabile d’epoca ottocentesco a Catania.
Per tre anni di fila, intensi e frenetici, mi sposto in tutte le provincie della Sicilia, fruendo di un network di segnalatori in ogni comune di ogni provincia dell’isola.  Piazzo a ripetizione assegni circolari ai dipendenti e ritiro notifiche dai loro datori di lavoro. Parto alle cinque della mattina da Palermo per essere alle otto a Catania,  rientrando poi la notte a casa da Agrigento o Trapani. Da giovani, con una fiammante Lancia Delta integrale, divertimento puro. Fortunatamente generato, però, da un grande impegno professionale.

1988 – 1984

Istruttoria per la richiesta di credito delle PMI presso il sistema bancario. Asse territoriale che spazia da Palermo sino alla piana industriale di Termini Imerese e poco oltre.

Anni di formazione abbinati ancora agli studi universitari. Giurisprudenza, borsa AASTER e master Economia aziendale sino al raggiungimento del dottorato (1989). Teoria e pratica, laboratorio e territorio. Ore di auto per visitare le singole aziende ed ascoltare storie d’impresa, sinfonia avvincente per le mie orecchie. Tutte diverse ma con un filo rosso conduttore: “fare”. Fare, impulso irrefrenabile di ogni imprenditore.

Nel primo pomeriggio, mi dedicavo alle banche erogatrici che dovevano puntellare l’idea d’impresa che mi aveva entusiasmato la mattina stessa.
Mi aiutavano a comprendere il sistema creditizio e finanziario. L’analisi del rischio creditizio, la Centrale rischi, i bilanci, i trend merceologici, l’history credit.
Un mestiere che sa di “veggente”, visto che bisogna prevedere il futuro per comprendere bene a chi erogare il credito, poiché stimato soggetto altamente affidabile, e a chi dire, invece, gentilmente ma fermamente, di “no”. Gli imprenditori della Palermo degli anni ’80 sono stremati a causa di un’economia che li stritola a tenaglia.

Fra i tanti imprenditori, che operano sullo stesso territorio e nel medesimo comparto merceologico, emerge quello che fa “la differenza” e, soprattutto, gli utili a fine esercizio. Gli altri sopravvivranno o falliranno. Un meccanismo selettivo che sa di darwinismo. Mi sorprende – dell’imprenditore di talento – la capacità di fare “relazione”. L’imprenditore vive in osmosi con il proprio territorio sociale, respira insieme ad esso, riesce a tessere quello che altri capiranno solo troppo tardi.
Mi è rimasta, di quel periodo, la valutazione “ictu oculi” del “capitale umano”, sempre prevalente rispetto al “capitale finanziario” che resta mero strumento di lavoro. Per quanto, infatti, si possa meccanizzare il processo di un’istanza di credito bancario, con tutti i parametri rigidamente ben piazzati nel tuo computer, non potrai mai estrapolare l’algoritmo del capitale umano.
Per questo inizio a puntare sull’intuitu personae e muovere i primi passi in nome dell’empatia applicata all’economia d’impresa.
Una conversione mentale e professionale che va dai procedimenti industriali e massificati del credito a quelli artigianali della finanza tailor made.

Praticamente procedo controcorrente, stile salmone.

VIsION
MISSION